Assai bene balla a chi fortuna suona

Il proverbio afferma con ironia che balla bene chi ha la fortuna dalla sua parte:quando le cose vanno per il verso giusto, quando il destino suona la musica giusta, qualsiasi passo appare leggero e armonioso. Il merito della buona riuscita viene attribuito più alla fortuna che alla bravura del danzatore.

Si usa per ridimensionare chi attribuisce i propri successi esclusivamente alla propria abilità, ricordando che la fortuna spesso fa la parte del leone. È un invito alla modestia e a non dimenticare quanto il caso conti nelle vicende umane.

Chi si umilia sarà esaltato, chi si esalta sarà umiliato

Il proverbio riprende una logica evangelica (Luca 14:11):l'umiltà porta all'elevazione, mentre la superbia porta alla caduta. Chi si abbassa volontariamente — chi è modesto, accetta le critiche, non si vanta — viene riconosciuto e valorizzato dagli altri;chi si esalta e si pavoneggia viene ridimensionato.

Si usa come invito all'umiltà e come avvertimento contro la presunzione. È al tempo stesso una promessa e un avvertimento:l'arroganza paga a breve termine ma si ritorce nel lungo periodo.

Non si finisce mai di imparare

Il proverbio afferma che la conoscenza è infinita e nessuno, per quanto esperto o anziano, può ritenersi al riparo dalle sorprese che la vita riserva. C'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, qualcosa che sfugge alla nostra esperienza consolidata.

Si usa per sottolineare il valore dell'umiltà intellettuale e per valorizzare l'apprendimento continuo come attitudine fondamentale nella vita. Anche l'errore e la situazione inattesa sono opportunità di crescita.

Sin che si vive, s'impara sempre

Il proverbio afferma che l'apprendimento è un processo che dura tutta la vita e non si ferma mai, nemmeno con l'età avanzata. Ogni giorno porta nuove esperienze, nuove sfide e nuove conoscenze da acquisire, se si è aperti a riceverle.

Si usa per valorizzare l'umiltà intellettuale e per incoraggiare a non smettere mai di crescere e di aggiornarsi. È anche una critica implicita alla presunzione di chi crede di sapere già tutto.

Chi più sa meno crede

Il proverbio afferma che la conoscenza approfondita porta alla consapevolezza dei propri limiti:più si sa, più ci si rende conto di quanto ancora non si sa. I sapienti sono spesso i più umili;gli ignoranti sono spesso i più sicuri di sé.

Si usa per valorizzare l'umiltà intellettuale come segno di vera saggezza, e per criticare la presunzione di chi sa poco ma crede di sapere tutto. La dotta ignoranza è la condizione del vero studioso.

Chi si loda si sbroda

Il proverbio afferma che chi si loda da solo si sporca — si "sbroda" — cioè si macchia di ridicolo e di presunzione. L'autoelogio è sempre sospetto e raramente credibile;chi ha meriti reali non ha bisogno di proclamarli.

Si usa per criticare la vanità e l'autopromozione eccessiva, e per valorizzare la modestia come virtù sociale. Chi vale davvero lo dimostrano le azioni, non le parole con cui si auto-celebra.

A nissuno puzza la sua coreggia

Nessuno percepisce né ammette i propri difetti, vizi e mancanze, mentre li nota e li critica facilmente negli altri. La formulazione popolare e colorita coglie con ironia cruda una delle più universali debolezze umane:la cecità verso se stessi.

Il proverbio è un invito all'autocritica e all'umiltà:prima di giudicare gli altri, è utile chiedersi se non si sia colpevoli degli stessi difetti che si rimproverano.

A paragone del molto che ignoriamo, è meno di niente quanto noi sappiamo

Il proverbio esprime con umiltà l'enormità dell'ignoranza umana rispetto all'immensità di ciò che è conoscibile. Tutto ciò che gli esseri umani sanno è infinitesimale di fronte a ciò che ignorano, e questa consapevolezza dovrebbe spingere alla modestia intellettuale.

È un richiamo alla Socratica "docta ignorantia":il vero sapiente è chi sa di non sapere e riconosce i limiti della propria conoscenza invece di illudersi di possedere la verità.

All'umiltà felicità, all'orgoglio calamità

L'umiltà porta serenità e felicità perché non crea aspettative eccessive e permette di apprezzare ciò che si ha;l'orgoglio invece attira disgrazie perché rende arroganti, fa perdere di vista la realtà e genera conflitti con gli altri.

Il proverbio esprime in forma di equazione morale un principio della saggezza popolare e religiosa:l'umile è benedetto, il superbo è punito.