A chi non vuol far fatiche, il terreno produce ortiche

L'immagine è quella del campo agricolo abbandonato:senza cura e lavoro costante, il terreno non produce nulla di buono, ma si riempie spontaneamente di ortiche e erbacce. Il proverbio ammonisce che la pigrizia non porta solo all'assenza di risultati, ma a un peggioramento progressivo della situazione.

In senso più ampio, il detto insegna che rimandare il lavoro e non compiere i sacrifici necessari porta col tempo a conseguenze sempre più difficili da rimediare.

Campa cavallo che l'erba cresce

Il proverbio si usa ironicamente per commentare un'attesa infinita:"campa cavallo che l'erba cresce" significa restare in vita nell'illusione che prima o poi arriverà qualcosa di buono, proprio come si direbbe a un cavallo di aspettare che l'erba cresca per poterla mangiare — ma l'erba tarda, e il cavallo rischia di non farcela ad aspettare.

Si usa per indicare che ciò che si aspetta è talmente lontano o incerto da risultare quasi utopico. Ha un tono di rassegnata ironia verso chi conta su eventi futuri improbabili o eccessivamente dilazionati nel tempo.

L'erba del vicino è sempre più verde

Il proverbio afferma un paradosso della psicologia umana:ciò che non si possiede appare sempre migliore di ciò che si ha. Il prato del vicino è sempre più verde del proprio, anche se oggettivamente potrebbe non esserlo. L'insoddisfazione per il proprio è strutturale.

Si usa per descrivere l'invidia e il desiderio di ciò che appartiene agli altri, e per invitare ad apprezzare ciò che si possiede invece di covare desideri per l'altrui. La soddisfazione per il proprio richiede uno sforzo consapevole contro questa tendenza naturale.

L'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re

Il proverbio afferma che il desiderio — il "voglio" — non si può avere per il semplice fatto di volerlo:il desiderio non si comanda. Neanche il re, con tutto il suo potere, può fare crescere nel suo giardino la pianta del "voglio", perché il desiderio è libero e non obbedisce all'autorità.

Si usa per criticare chi pretende che gli altri desiderino ciò che lui vuole, o per affermare l'impossibilità di imporre i propri desideri agli altri. È anche un invito alla libertà dei sentimenti e della volontà.

La mala erba non muore mai

Il proverbio afferma che i vizi, le cattive abitudini e le persone maligne sono estremamente tenaci:non muoiono facilmente, anzi sembrano prosperare nonostante tutto. Come la mala erba che sopravvive ai disboscamenti e ai geli, il male ha una resistenza straordinaria.

Si usa per commentare la persistenza di situazioni negative, persone difficili o abitudini dannose che sembrano impossibili da eliminare nonostante gli sforzi. Ha un tono tra il rassegnato e l'esasperato.