Amor nuovo va e viene, amor vecchio si mantiene

Il proverbio contrappone due tipi di amore:quello nuovo, recente e ancora da consolidare, e quello vecchio, maturato nel tempo. Il primo è instabile e capriccioso, soggetto a venire e andare come un'emozione passeggera;il secondo, forgiato dall'abitudine, dalla fiducia e dalla storia condivisa, ha radici profonde e si mantiene anche quando l'entusiasmo iniziale si affievolisce.

Si usa per ricordare che i legami affettivi profondi si costruiscono nel tempo e che la solidità di un rapporto è spesso inversamente proporzionale alla sua novità.

Anche i fanciulli diventano uomini

Il proverbio ricorda che i bambini e i giovani non vanno sottovalutati, perché con il tempo crescono e diventano adulti capaci. Ciò che oggi appare ancora acerbo, piccolo o inesperto, domani può diventare grande e potente.

Si usa per invitare alla pazienza e alla lungimiranza nei confronti dei giovani, e anche per mettere in guardia chi si sente superiore:i fanciulli di oggi saranno gli uomini di domani, con tutta la forza e l'autorità che questo comporta.

Forme alternative:

  • I fanciulli diventano uomini e le ragazze spose

Anche il più verde diventa fieno

Il proverbio ricorda che nulla può sfuggire alla legge del tempo e che anche le cose più fresche e vitali sono destinate ad appassire e morire. Il "verde" è il colore della giovinezza e della vitalità;il "fieno" è la stessa pianta secca, falciata, privata della vita. Anche chi è giovane e forte è destinato a invecchiare.

Si usa per ricordare la brevità della vita e la vanità dell'orgoglio fondato sulla giovinezza o sulla salute, invitando a non dare per scontato ciò che si possiede, perché tutto è soggetto al cambiamento e alla fine.

Chiodo scaccia chiodo

Il proverbio afferma che un nuovo amore, una nuova passione o un nuovo interesse scalzano quelli precedenti, proprio come un chiodo più grande spinge fuori dal legno quello già conficcato. Il cuore umano non rimane a lungo vuoto:una nuova occupazione prende il posto della vecchia.

Si usa soprattutto in ambito sentimentale, per dire che la guarigione da un amore finito passa attraverso un nuovo innamoramento. Ma si applica anche a qualsiasi preoccupazione, interesse o dolore:la novità sostituisce il vecchio.

Fino alla bara sempre s'impara

Il proverbio afferma che l'apprendimento non ha limiti d'età:fino all'ultimo momento della vita si può imparare qualcosa di nuovo. Non esiste una soglia anagrafica oltre la quale la mente si chiuda al sapere.

Si usa per incoraggiare chi si sente "troppo vecchio" per imparare, o per celebrare la curiosità intellettuale come virtù da coltivare a ogni età. Ha anche il significato implicito che nessuno sa già tutto:l'umiltà verso il sapere è una condizione permanente.

I peccati di gioventù si piangono in vecchiaia

Il proverbio afferma che i comportamenti sbagliati della giovinezza — le leggerezze, gli eccessi, le scelte avventate — si pagano in vecchiaia con rimpianti, malattie, solitudine o perdita. L'irresponsabilità giovanile ha conseguenze che si manifesteranno quando si è più vulnerabili.

Si usa per mettere in guardia i giovani dall'imprudenza e per spiegare perché certi anziani sembrano carichi di rimpianti. Le scelte di gioventù costruiscono la vecchiaia.

Non si finisce mai di imparare

Il proverbio afferma che la conoscenza è infinita e nessuno, per quanto esperto o anziano, può ritenersi al riparo dalle sorprese che la vita riserva. C'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, qualcosa che sfugge alla nostra esperienza consolidata.

Si usa per sottolineare il valore dell'umiltà intellettuale e per valorizzare l'apprendimento continuo come attitudine fondamentale nella vita. Anche l'errore e la situazione inattesa sono opportunità di crescita.

Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse

Il proverbio esprime il rimpianto per una condizione umana:da giovani si ha l'energia per agire ma manca la saggezza per sapere cosa fare;da vecchi si ha l'esperienza e la conoscenza ma manca la forza per agire. Le due condizioni non si incontrano mai nel momento giusto.

Si usa per commentare l'ironia crudele del tempo che passa, e per valorizzare sia la vivacità della giovinezza sia la saggezza dell'età. È anche un invito ai giovani a imparare e agli anziani a trasmettere.