A buon intenditor poche parole

Il proverbio significa che chi ha sufficiente intelligenza e perspicacia non ha bisogno di spiegazioni elaborate per cogliere il senso di ciò che gli viene comunicato, anche quando espresso in modo conciso o allusivo.

Si usa in due modi:per indicare che il messaggio è già abbastanza chiaro e non serve aggiungere altro, oppure come velato avvertimento o minaccia. Sia nel parlato che nello scritto, la frase può essere lasciata in sospeso lasciando il completamento all'interolutore:"A buon intenditor...".

A chi fortuna zufola, ha un bel ballare

La zufola è un semplice strumento a fiato della tradizione popolare italiana. Il proverbio significa che chi è baciato dalla fortuna trova tutto più facile e piacevole:come è naturale ballare quando qualcuno suona una bella melodia, così chi ha la sorte favorevole scivola senza fatica attraverso la vita.

Il detto riconosce, con un pizzico di amara ironia, che la buona sorte offre a chi la possiede un vantaggio immenso rispetto a chi deve invece faticare e lottare per ottenere gli stessi risultati.

A chi ha abbastanza, non manca nulla

Il proverbio insegna che la contentezza non dipende dalla quantità di ciò che si possiede, ma dalla capacità di riconoscere di avere il necessario. Chi è soddisfatto di quello che ha non sente il peso della mancanza, indipendentemente da quanto possieda in termini assoluti.

In altre parole, la ricchezza vera non è materiale ma interiore:chi sa accontentarsi vive senza il tormento del desiderio continuo, mentre chi non sa mai di averne abbastanza non sarà mai pienamente appagato, nemmeno con molto di più.

A ciascun giorno basta la sua pena

Il detto riprende le parole del Vangelo di Matteo (6,34):«A ciascun giorno basta la sua pena». Il proverbio invita a non sovraccaricarsi di preoccupazioni per il futuro:ogni giorno porta già con sé le sue difficoltà, e anticipare mentalmente i problemi di domani aggiunge un peso inutile a quelli già presenti.

È un invito a vivere nel presente con spirito pratico, affrontando i problemi man mano che si presentano invece di consumarsi nell'ansia del futuro.

Ambasciator non porta pena

Il messaggero non è responsabile del messaggio che porta:punire chi riferisce cattive notizie è ingiusto, perché il portavoce ha solo il compito di comunicare, senza essere l'autore dei fatti che riporta. È un principio antico di diritto consuetudinario che protegge chi svolge una funzione di mera trasmissione.

Assai bene balla a chi fortuna suona

Il proverbio afferma con ironia che balla bene chi ha la fortuna dalla sua parte:quando le cose vanno per il verso giusto, quando il destino suona la musica giusta, qualsiasi passo appare leggero e armonioso. Il merito della buona riuscita viene attribuito più alla fortuna che alla bravura del danzatore.

Si usa per ridimensionare chi attribuisce i propri successi esclusivamente alla propria abilità, ricordando che la fortuna spesso fa la parte del leone. È un invito alla modestia e a non dimenticare quanto il caso conti nelle vicende umane.

Bocca che tace nessuno l'aiuta

Il proverbio afferma che chi non parla, chi non esprime i propri bisogni e non chiede aiuto, non potrà essere aiutato da nessuno. Gli altri non sono in grado di leggere nella mente altrui:senza una richiesta esplicita, è impossibile intervenire.

Si usa per incoraggiare chi è timido, orgoglioso o reticente a chiedere aiuto quando ne ha bisogno. È un invito pratico a superare la reticenza e a comunicare apertamente i propri bisogni:il silenzio può sembrare dignitoso, ma porta all'isolamento e alla mancanza di supporto.

Bocca chiusa ed occhio aperto non fecero mai male a nessuno

Il proverbio afferma che il silenzio (bocca chiusa) e la vigilanza attenta (occhio aperto) non hanno mai causato danni a nessuno:anzi, sono le due virtù della prudenza che proteggono dall'imprudenza verbale e dalla disattenzione.

Si usa per incoraggiare la discrezione e l'osservazione attenta prima di parlare o agire. Chi parla poco e osserva molto raramente si mette nei guai per una parola di troppo o per non aver visto arrivare un pericolo. È l'elogio del discreto e dell'attento, contrapposto al chiacchierone e al distratto.

Buona fama presto è perduta

Il proverbio ammonisce che la buona reputazione, costruita con anni di comportamento onesto e virtuoso, può essere distrutta molto più rapidamente di quanto non sia stata edificata. Un singolo atto sbagliato, una sola scelta infelice può cancellare anni di credito morale.

Si usa per invitare alla prudenza e alla coerenza nel comportamento:non basta essere stati irreprensibili per anni, perché la fama è fragile e basta poco per perderla. È un invito a non abbassare mai la guardia e a mantenere sempre la coerenza tra le parole e i fatti.

Burlando si dice il vero

Il proverbio afferma che la battuta di spirito, la presa in giro o lo scherzo sono spesso il veicolo attraverso cui si esprime la verità che non si osa dire apertamente. La forma scherzosa abbassa le difese dell'interlocutore e permette di dire cose che sarebbe scomodo o rischioso affermare direttamente.

Si usa per descrivere il meccanismo della satira, dell'umorismo e dell'ironia come forme di comunicazione della verità. Chi dice cose scomode in forma di scherzo si nasconde dietro la battuta, ma spesso la sua vera opinione è pienamente espressa in quel gesto ironico.

Can che abbaia non morde

Il proverbio invita a non farsi intimidire da chi urla, minaccia o si agita in modo vistoso. Il cane che abbaia non è quello pericoloso:il cane che morde davvero lo fa in silenzio. Chi fa molto rumore e clamore raramente passa ai fatti.

Si usa per rassicurare chi si sente minacciato da qualcuno di molto rumoroso ma probabilmente inoffensivo, e per smascherare le millanterie di chi usa le parole come arma principale proprio perché non ne ha altre.

Chi dice donna dice danno

Il proverbio è un detto misogino che equipara il parlare di donna al parlare di danno:il termine "donna" rimarebbe automaticamente con "danno", suggerendo che le donne portino problemi e complicazioni. Va letto come documento di una mentalità storica pregiudizievole, non come verità.

In senso attuale, si cita spesso ironicamente o per commentare situazioni in cui qualcuno ha causato problemi involontariamente, indipendentemente dal genere. Il tono originale è quello di un pregiudizio tradizionale da non riproporre acriticamente.

Chi sa fa e chi non sa insegna

Il proverbio afferma con ironia amara che chi ha la competenza pratica la esercita in silenzio, mentre chi non sa fare — o non riesce — si rifugia nell'insegnare agli altri. È una critica a chi teorizza senza praticare.

Si usa per smontare la presunzione di chi impartisce consigli o lezioni senza avere l'esperienza diretta, e per sottolineare il valore superiore della competenza pratica rispetto alla capacità teorica di spiegare.

Chi si scusa si accusa

Il proverbio afferma che scusarsi rivela implicitamente la propria colpa:chi sente il bisogno di giustificarsi ammette — almeno agli occhi degli altri — che c'era qualcosa da giustificare. La scusa non cancella l'errore, spesso lo conferma.

Si usa per mettere in guardia dall'eccesso di spiegazioni e giustificazioni:a volte è meglio tacere che fornire scuse che aggravano la situazione. La persona che si accusa da sola, anche senza volerlo.

Forme alternative:

  • Scusa non richiesta, accusa manifesta

Chi tace acconsente

Il proverbio stabilisce che il silenzio, in molte situazioni, equivale a dare il proprio accordo. Chi non protesta, non nega, non esprime dissenso viene interpretato come consenziente. L'assenza di "no" è un "sì" implicito.

Si usa per ricordare che non dire nulla di fronte a una proposta, una decisione o un comportamento scorretto è una forma di approvazione tacita. Ha anche implicazioni legali nella tradizione giuridica, dove il silenzio può avere valore di consenso in certi contesti.

Dio li fa e poi li accoppia

Il proverbio afferma che le coppie non si formano per caso ma per affinità profonda:c'è una corrispondenza tra le nature delle persone che si trovano insieme, come se una forza superiore avesse riconosciuto la loro somiglianza e le avesse accoppiate.

Si usa — spesso con ironia — per descrivere coppie che si assomigliano nei difetti o nelle qualità:"Dio li fa e poi li accoppia" suggerisce che certi abbinamenti sono quasi inevitabili, che piaccia o no.

Gioco di mano gioco di villano

Il proverbio afferma che i giochi di contatto fisico — spintonarsi, fare scherzi bruschi, maneggiare gli altri — sono comportamento da persone di bassa estrazione ("villano"), privo di eleganza e civiltà. Le persone educate non usano le mani per imporre la propria volontà giocosamente.

Si usa per sgridare chi usa le mani in modo inappropriato durante i giochi o le interazioni sociali, e più in generale per criticare chi risolve i conflitti o le situazioni con la forza fisica piuttosto che con le parole o con il rispetto.

Forme alternative:

  • Scherzo di mano, scherzo di villano

I parenti sono come le scarpe:più sono stretti, più fanno male

Il proverbio afferma con ironia il paradosso dei legami familiari:i parenti, come le scarpe strette, dovrebbero essere vicini e protettivi, ma spesso la loro vicinanza è fonte di fastidio, limitazione e dolore. Più sono stretti — più invadenti e pressanti — più fanno male.

Si usa per descrivere le difficoltà dei rapporti di parentela, le interferenze dei familiari nelle scelte personali, le aspettative soffocanti e i conflitti che questi legami inevitabilmente generano.

La bestemmia gira gira torna addosso a chi la tira

Il proverbio afferma che la bestemmia è un'azione che si ritorce su chi la compie:le parole offensive verso il sacro, dopo aver "girato" per il mondo, tornano a colpire chi le ha pronunciate. La legge del ritorno si applica anche alle parole malvagie.

Si usa come avvertimento morale contro la bestemmia, con l'argomento pratico del ritorno del male su chi lo fa. Ha radici nella credenza popolare che le parole abbiano un peso reale e che l'offesa al sacro abbia conseguenze sulla vita del bestemmiatore.

La lingua batte dove il dente duole

Il proverbio afferma che la lingua — il parlare — si orienta naturalmente verso il punto di dolore, come fa il dente che duole:si parla di ciò che ci preoccupa, ci fa male, ci ossessiona. Il discorso rivela le ferite.

Si usa per spiegare perché certi argomenti tornano ossessivamente nella conversazione:chi parla sempre di un certo problema è quasi certamente chi ne soffre di più. Le parole seguono il dolore come la lingua segue il dente malato.

La speranza è l'ultima a morire

Il proverbio afferma che la speranza è l'ultima cosa a scomparire da un cuore umano:anche nelle situazioni più disperate, quando tutto il resto è perduto, la speranza resta. Solo quando anche essa muore si può parlare di abbandono totale.

Si usa per incoraggiare a non cedere alla disperazione fin quando c'è ancora vita, e per descrivere la tenacia dell'animo umano. Ha anche una sfumatura ironica:a volte la speranza è l'unica cosa che rimane, e ci si aggrappa ad essa per sopravvivere.

Ne uccide più la lingua che la spada

Il proverbio afferma che le parole causano danni più gravi e duraturi delle armi fisiche. Una spada ferisce il corpo, ma la lingua può distruggere la reputazione, spezzare i legami, deprimere l'animo e uccidere socialmente una persona in modo molto più profondo.

Si usa per mettere in guardia contro la maldicenza, la calunnia e le parole usate con crudeltà. Le parole lasciano cicatrici invisibili ma profonde;chi ferisce con la lingua può fare danni che nessuna medicina può guarire.

Ogni medaglia ha il suo rovescio

Il proverbio afferma che ogni situazione, ogni vantaggio, ogni buona notizia ha anche un lato negativo. Come la medaglia ha due facce — il dritto glorioso e il rovescio nascosto — così ogni realtà ha aspetti positivi e aspetti meno piacevoli da considerare.

Si usa per ricordare la complessità della realtà e per invitare a non farsi abbagliare solo dal lato positivo di una situazione. Prima di accettare entusiasti, vale la pena chiedersi qual è il rovescio della medaglia.

Ogni promessa è debito

Il proverbio afferma che fare una promessa crea un obbligo morale tanto reale quanto un debito finanziario:va onorata. Chi promette si impegna, e venir meno alla parola data è un'inadempienza morale che pesa sulla coscienza e sulla reputazione.

Si usa per richiamare al rispetto degli impegni presi e per mettere in guardia contro la superficialità nel fare promesse. Promettere è un atto serio che vincola chi lo compie;non si promette ciò che non si può mantenere.

Quando si mangia non si parla

Il proverbio richiama un galateo tradizionale:il momento del pasto è dedicato al cibo e alla convivialità silenziosa, non alla conversazione. Parlare mentre si mangia è considerato maleducato, e distrae dall'atto del nutrirsi che merita rispetto e attenzione.

Si usa per richiamare al rispetto delle buone maniere a tavola e per valorizzare il momento del pasto come rito collettivo. In senso più ampio, invita a fare una cosa alla volta con la giusta concentrazione.

Scherza coi fanti e lascia stare i Santi

Il proverbio raccomanda di usare la battuta, lo scherzo e l'ironia con le persone comuni, non con chi detiene potere religioso o spirituale. Scherzare con i santi — le figure sacre o i potenti — è pericoloso;ci si espone a conseguenze che possono essere gravi.

Si usa per mettere in guardia contro l'irriverenza nei confronti di chi ha autorità o prestigio. Ha anche una valenza più generale:certi argomenti e certe persone richiedono rispetto, non leggerezza.

Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse

Il proverbio esprime il rimpianto per una condizione umana:da giovani si ha l'energia per agire ma manca la saggezza per sapere cosa fare;da vecchi si ha l'esperienza e la conoscenza ma manca la forza per agire. Le due condizioni non si incontrano mai nel momento giusto.

Si usa per commentare l'ironia crudele del tempo che passa, e per valorizzare sia la vivacità della giovinezza sia la saggezza dell'età. È anche un invito ai giovani a imparare e agli anziani a trasmettere.

Si dice il peccato, ma non il peccatore

Il proverbio afferma una norma di discrezione:si può parlare di un atto sbagliato, di un peccato, di un errore, senza però nominare chi lo ha commesso. La critica al comportamento è lecita;la pubblica denuncia della persona è un passo più grave.

Si usa per raccomandare riservatezza e discrezione nel parlare delle mancanze altrui, e per distinguere tra la critica etica di un atto e il giudizio personale su chi lo ha compiuto.

Si stava meglio quando si stava peggio

Il proverbio esprime una nostalgia paradossale:il passato, anche quello difficile, viene ricordato come migliore del presente. Chi diceva che «si stava meglio» era anche chi viveva peggio;eppure quella percezione è reale e radicata nella memoria.

Si usa — spesso con ironia — per commentare la tendenza umana a idealizzare il passato rispetto al presente. Ha una valenza critica verso chi si ostina a vedere solo i difetti del presente e i pregi del passato.

Stretta la foglia, larga la via dite la vostra che ho detto la mia

Il proverbio è una formula di congedo tradizionale usata nelle filastrocche e nelle fiabe:dopo aver raccontato la propria storia, chi parla invita l'interlocutore a fare altrettanto. È un modo rituale di concludere il proprio turno di parola.

Si usa nei contesti di narrazione orale e di gioco, specialmente con i bambini. Ha una valenza di reciprocità e di scambio:chi ha parlato ora ascolta;il racconto è un dono che si restituisce.

Uomo avvisato mezzo salvato

Il proverbio afferma che chi viene messo in guardia in anticipo ha già metà della protezione necessaria:la consapevolezza del pericolo permette di prepararsi e di prendere precauzioni. Chi conosce il rischio è già a metà della strada verso la salvezza.

Si usa per valorizzare l'avvertimento e la comunicazione del pericolo come atto di cura e di prevenzione. Chi avverte fa un dono prezioso;chi riceve l'avvertimento deve ascoltarlo e agire di conseguenza.

A pagare e a morire c'è sempre tempo

Il pagamento dei debiti e la morte sono certezze inevitabili che non richiedono fretta:arriveranno puntualmente senza bisogno di anticiparle. Si usa per rimandare un pagamento o per ricordare che le cose inevitabili non hanno bisogno di essere affrettate.

Con ironia, il proverbio accosta due eventi molto diversi ma accomunati dall'essere entrambi certi e ineluttabili:nessuno sfugge né ai debiti né alla morte.

Forme alternative:

  • Morire e pagare sono le ultime cose

Il silenzio è d'oro e la parola d'argento

Il proverbio afferma la superiorità del silenzio rispetto alla parola:la parola, pur preziosa come l'argento, vale meno del silenzio, che è oro. Ciò che non si dice non può essere usato contro di noi, non può ferire, non può essere mal interpretato.

Si usa per raccomandare la discrezione e la parsimonia delle parole. Non significa non parlare mai, ma scegliere con saggezza quando farlo e quando tacere, sapendo che il silenzio ha un valore che le parole spesso non raggiungono.

Molto fumo e poco arrosto

Il proverbio afferma che c'è molta apparenza e poca sostanza in certe situazioni:il fumo è abbondante e vistoso, ma l'arrosto — il risultato concreto — è scarso. Le promesse superano i fatti, le parole le azioni, l'immagine la realtà.

Si usa per criticare chi fa molto clamore senza produrre risultati, chi si vanta e si mostra senza averne il merito reale, e più in generale qualsiasi situazione in cui le apparenze sopravanzano di gran lunga la sostanza.

Forme alternative:

  • Tanto fumo e poco arrosto

Chi fa falla e chi non fa sfarfalla

Il proverbio afferma con ironia che anche l'inattività ha le sue conseguenze:chi agisce commette errori (falla), ma chi non fa nulla si disperde, perde la concentrazione e si smarrisce (sfarfalla). Non esiste una posizione sicura:agire o no, si paga sempre un prezzo.

Si usa per smontare la strategia di chi evita di fare per non sbagliare, e per mostrare che l'inazione non protegge dall'errore ma porta a conseguenze diverse e ugualmente problematiche.

Chi più lavora, meno mangia

Il proverbio osserva con ironia amara che chi lavora di più spesso guadagna di meno:il duro lavoro non garantisce la ricchezza, e anzi chi si spezza la schiena spesso non riesce nemmeno a nutrirsi adeguatamente, mentre chi lavora meno vive meglio.

Si usa per commentare le ingiustizie del sistema economico e per smontare il mito meritocratico che equipara automaticamente lavoro duro e prosperità. È una constatazione amara e realistica.

Chi si loda si sbroda

Il proverbio afferma che chi si loda da solo si sporca — si "sbroda" — cioè si macchia di ridicolo e di presunzione. L'autoelogio è sempre sospetto e raramente credibile;chi ha meriti reali non ha bisogno di proclamarli.

Si usa per criticare la vanità e l'autopromozione eccessiva, e per valorizzare la modestia come virtù sociale. Chi vale davvero lo dimostrano le azioni, non le parole con cui si auto-celebra.

La madre del peggio è sempre incinta

Il proverbio afferma — con ironia sardonica — che la follia e la stupidità non sono mai destinate a scomparire dal mondo:la "madre del peggio" è sempre incinta, pronta a partorire nuovi esempi di idiozia umana. Le generazioni di sciocchi si succedono senza interruzione.

Si usa per commentare con rassegnazione ironica i comportamenti stupidi o deleteri che si incontrano nella vita. È una variante cinica del proverbio "La madre degli imbecilli è sempre incinta".

Forme alternative:

  • La madre degli imbecilli è sempre incinta

A nissuno puzza la sua coreggia

Nessuno percepisce né ammette i propri difetti, vizi e mancanze, mentre li nota e li critica facilmente negli altri. La formulazione popolare e colorita coglie con ironia cruda una delle più universali debolezze umane:la cecità verso se stessi.

Il proverbio è un invito all'autocritica e all'umiltà:prima di giudicare gli altri, è utile chiedersi se non si sia colpevoli degli stessi difetti che si rimproverano.

A pazzo relatore, savio ascoltatore

Chi parla in modo confuso, impreciso o assurdo costringe l'ascoltatore a supplire con la propria intelligenza, filtrando e interpretando ciò che viene detto male. Il peso della comunicazione ricade su entrambi:non basta parlare, bisogna che qualcuno ascolti con saggezza.

Il proverbio invita l'ascoltatore a non prendere alla lettera tutto ciò che sente da una fonte poco affidabile, ma a usare il proprio senno per cavarne il significato utile.

Al baciarsi presto tien dietro il coricarsi

I baci portano rapidamente all'intimità fisica. Il proverbio, con ironia maliziosa, avverte che le manifestazioni affettuose non restano a lungo innocenti:un'intimità profonda inizia spesso con gesti apparentemente piccoli che ne aprono naturalmente la strada.

È insieme un'osservazione sulla natura umana e un velato avvertimento sulla progressione quasi inevitabile dell'intimità fisica.

Al confessor, medico e avvocato, non tenere il ver celato

Chi nasconde informazioni al confessore, al medico o all'avvocato riceve consigli sbagliati e si fa del male da solo. Questi tre professionisti della cura — spirituale, fisica e legale — hanno bisogno della piena verità per svolgere il loro compito:tacere qualcosa nuoce prima di tutto a chi tace.

Il proverbio è anche una garanzia implicita:questi tre figure sono tenute al segreto professionale, e quindi la sincerità con loro è sicura.

Al suono si riconosce la pignata

La pignata (pentola di terracotta) emette suoni diversi a seconda che sia integra o screpolata:il suono la rivela nella sua qualità prima ancora di essere vista da vicino. In senso figurato:dal comportamento esteriore, dal modo di parlare e di agire si capisce subito che tipo di persona si ha di fronte. Le piccole manifestazioni esteriori rivelano la natura interiore.

All'eco spetta l'ultima parola

L'eco ripete sempre l'ultima parola pronunciata, dandole l'apparenza di una risposta. Il proverbio osserva che nelle dispute chi tace per ultimo e lascia che l'avversario si sfoghi ottiene per sé l'apparenza di avere avuto l'ultima parola, anche senza averla cercata. La pazienza e il silenzio possono essere più efficaci della replica.

Altro è parlar di morte, altro è morire

C'è una differenza abissale tra parlare di qualcosa in astratto e viverla concretamente. Chi discute la morte in teoria non sa cosa significhi davvero affrontarla;chi parla di coraggio senza averlo mai messo alla prova ignora cosa sia il vero pericolo.

La teoria non prepara mai pienamente alla realtà:solo l'esperienza diretta insegna ciò che le parole non possono comunicare.

Ambasciatore che tarda notizia buona che porta

Il messaggero che arriva in ritardo porta di solito buone notizie:le cattive si corrono a riferire con urgenza, mentre le buone arrivano con meno fretta. Il ritardo del messaggero è letto come segnale positivo — l'inverso del principio per cui "le cattive nuove volano" (PRITA1405/1406).

Ammogliarsi è un piacere che costa caro

Il matrimonio porta con sé gioie reali ma anche oneri economici, responsabilità continue e numerose rinunce. Il proverbio, ironico e bonario, riconosce che la vita coniugale ha i suoi piaceri autentici senza tacere i costi — materiali e personali — che comporta. Chi si ammoglia sa di pagare un prezzo, ma lo fa volentieri.

Anche la morte non si ha gratis:ci costa la vita

Il proverbio, con amara ironia, osserva che la morte non si ottiene gratuitamente:il suo "prezzo" è la vita stessa. In apparenza è una tautologia, ma il suo senso profondo è quello di ricordare che tutto nella vita ha un costo, anche l'evento che pone fine alla vita stessa.

Si usa per commentare ironicamente situazioni in cui qualcosa di inevitabile comporta comunque un sacrificio, o per sottolineare che nulla è veramente "gratis" in questo mondo, neppure la morte.

Anche le pulci hanno la tosse

Il proverbio si usa per zittire o sminuire chi parla a sproposito di argomenti che non gli competono, o chi si lamenta di problemi irrilevanti. La pulce è così piccola che la sua tosse sarebbe impercettibile e ridicola:allo stesso modo, le lamentele o le opinioni di chi non ha né autorità né competenza in materia sono fuori luogo.

L'espressione ha origini dialettali (napoletane in particolare) e veniva usata inizialmente per far tacere i bambini che si intromettevano in discorsi da adulti. Oggi si usa più ampiamente verso chiunque esorbiti dalla propria sfera di competenza.

Assai domanda chi ben serve e tace

Il proverbio afferma che chi lavora bene e senza lamentarsi sta già chiedendo molto, senza bisogno di parole:il suo operato silenzioso e diligente è esso stesso una richiesta implicita di riconoscimento e giusta ricompensa. Il buon servitore che tace "domanda" con i fatti ciò che altri chiedono a voce.

Si usa per esaltare il valore del lavoro silenzioso e scrupoloso rispetto alle vane parole. Chi dimostra con i fatti la propria dedizione merita attenzione e riconoscimento almeno quanto — se non più di — chi si esprime con richieste esplicite.

Assai domanda chi si lamenta

Il proverbio osserva che chi si lamenta sta implicitamente avanzando una richiesta:la lamentela, anche quando sembra soltanto un sfogo, è sempre una domanda mascherata di attenzione, aiuto o cambiamento. Il lamentarsi è quindi una forma di comunicazione che pretende risposta.

Si usa in modo leggermente ironico per sottolineare che le lamentele non sono mai innocenti o puramente espressive:dietro di esse c'è sempre l'attesa che qualcosa cambi o che qualcuno intervenga. Chi si lamenta molto, in fondo, chiede molto.

Buono ti mangeranno;severo ti odieranno

Il proverbio descrive con ironia il dilemma di chi si trova in una posizione di autorità o responsabilità:se è troppo buono e accomodante, gli altri ne approfittano;se è troppo severo e rigoroso, gli altri lo odiano. Non esiste una via di mezzo che metta tutti d'accordo.

Si usa per esprimere la difficoltà di trovare il giusto equilibrio nella gestione dei rapporti interpersonali o di potere. Il proverbio non offre una soluzione, ma registra onestamente il paradosso:la bontà e la severità sono entrambe condizioni scomode, ciascuna con le sue conseguenze negative.