A chi ti porge un dito non prendere la mano

Se qualcuno ti offre un piccolo favore o una piccola concessione, non approfittarne per ottenere molto di più. L'immagine è fisica e immediata:chi ti porge un dito non ti sta dando la mano intera. Chi eccede nella richiesta abusa della generosità altrui e rischia di perdere anche il poco che gli era stato offerto.

Il proverbio mette in guardia contro l'avidità e l'ingratitudine:approfittarsi di chi è disponibile è il modo più rapido per perderne la fiducia e il sostegno.

Bisogna mangiare per vivere e non vivere per mangiare

Il proverbio ribalta l'ordine sbagliato delle priorità di chi fa del cibo il centro della propria vita:si mangia per sostenere la vita, non si vive per soddisfare il palato. Il cibo è un mezzo, non un fine;la vita ha uno scopo più alto della semplice soddisfazione dei bisogni corporei.

Si usa per criticare la golosità e il lusso eccessivo in tavola, e più in generale per ricordare che i bisogni fisici devono essere soddisfatti nelle giuste proporzioni. È l'equivalente italiano del motto attribuito a Socrate:"Bisogna mangiare per vivere, non vivere per mangiare".

Chi più ha più vuole

Il proverbio descrive l'insaziabilità del desiderio:chi ha molto non si accontenta mai, ma vuole sempre di più. L'abbondanza non placa il desiderio, lo amplifica. Chi possiede continua a desiderare ciò che non ha ancora.

Si usa per criticare l'avidità e l'ingordigia, e per descrivere la natura potenzialmente insaziabile del desiderio umano. È un invito alla moderazione e alla capacità di apprezzare ciò che si ha, invece di fissarsi su ciò che manca.

Chi troppo vuole nulla stringe

Il proverbio ammonisce contro l'eccesso di ambizione e di avidità:chi vuole tutto non riesce a tenere nulla in mano, perché la mano aperta che cerca di afferrare tutto finisce per non stringere niente. La moderazione nei desideri è condizione per soddisfarli davvero.

Si usa per criticare l'ingordigia e la mancanza di strategia di chi punta a tutto senza focalizzarsi su nulla. Spesso il segreto del successo è proprio la capacità di scegliere e rinunciare a qualcosa.

L'appetito vien mangiando

Il proverbio afferma che il desiderio di cibo — e per estensione di qualsiasi cosa — cresce con la soddisfazione parziale, non con la privazione. Più si mangia, più si vuole mangiare;più si ha, più si vuole avere. Il desiderio si autoalimenta.

Si usa per descrivere la natura insaziabile del desiderio umano, e per spiegare perché certe esperienze piacevoli aumentano il desiderio invece di diminuirlo. Si applica anche all'amore, alla conoscenza, al piacere.

Chi ha quattrini non ha cuore

Il proverbio afferma che la ricchezza indurisce il cuore:chi ha molti soldi perde la sensibilità verso gli altri, la capacità di empatia e il senso della solidarietà. Il denaro abbondante corrompe la bontà naturale e crea distanza emotiva dagli altri esseri umani.

Si usa per criticare l'avidità e l'insensibilità dei ricchi, e per affermare che l'abbondanza materiale non produce necessariamente abbondanza umana. La generosità si trova spesso tra chi ha poco.

Chi si contenta gode

Il proverbio afferma che la felicità non dipende dall'avere molto ma dall'essere soddisfatti di ciò che si ha. Chi sa accontentarsi trova gioia nel proprio stato;chi non sa mai accontentarsi è destinato a un'insatisfazione perenne.

Si usa per valorizzare la temperanza e la gratitudine per ciò che si possiede, e per criticare l'insaziabilità. La vera ricchezza è interiore:è la capacità di apprezzare ciò che si ha già.

Ogni Abele ha il suo Caino

Il proverbio afferma che ogni uomo virtuoso ha il suo antagonista, il suo nemico o il suo persecutore — come Caino fu il nemico di Abele. Il bene attira l'odio di chi non riesce a tollerarlo;la virtù provoca l'invidia e la malevolenza altrui.

Si usa per consolare chi viene perseguitato o ostacolato nonostante la propria rettitudine, e per affermare che l'opposizione è quasi inevitabile per chi cerca di fare il bene nel mondo.

Abate cupido, per un'offerta ne perde cento

L'abate che si lascia corrompere da una piccola offerta o che agisce in modo venale perde la fiducia e l'autorità morale su cui si reggono il suo ruolo e la sua comunità. La cupidigia del religioso è doppiamente pericolosa:compromette sia l'anima sia la credibilità dell'istituzione che guida.

Il proverbio mette in guardia dal cedere a piccole tentazioni che possono costare ben più di quanto fruttano:per un'offerta misera si perdono cento occasioni di bene.

Brutta cosa è il povero superbo e il ricco avaro

Il proverbio individua due vizi particolarmente sgradevoli proprio perché contraddicono ciò che ci si aspetterebbe:il povero che si mostra superbo irrita perché la sua condizione non giustifica la sua arroganza;il ricco avaro irrita perché la sua ricchezza renderebbe facile la generosità, ma lui la nega.

Si usa per denunciare l'assurdità di certe combinazioni:la superbia è inopportuna in chi non ha nulla di cui vantarsi, così come l'avarizia è incomprensibile in chi ha abbondanza. Entrambe le figure sono vittime di un vizio che si accentua per contrasto con la loro condizione reale.